Contributi al workshop, 10 febbraio 2009, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano


25/05/2009

Perché studiare il fandom? Obiettivi e metodi della ricerca sulle audience

di Alberto Marinellli e Romana Andò

“Benvenuti nella cultura della convergenza, dove vecchi e nuovi media si scontrano, dove forme mediali generate dal basso e dall’alto si incrociano, dove il potere della produzione mediale e quello del consumo interagiscono in modi imprevedibili” (Jenkins 2006)[1]

È quasi inevitabile partire da qui, da queste parole di Henry Jenkins, che riescono a descrivere con grande potenza e una sicura dose di fascinazione il nuovo scenario sociale e mediale che si va configurando davanti a noi.

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Formare e formarsi nella postmodernità: una riflessione metodologica sul Lifelong learning

di Giulio Lughi e Simona Tirocchi

Questo contributo si inserisce nell’ambito della ricerca PRIN Cooperare (Content Organization, Propagation, Evaluation and Reuse through Active Repositories), avviata nel 2008 dal Politecnico di Torino, condotta in collaborazione con altre unità operative[1] e coordinata dal Prof. Mario Ricciardi.

Il paper si focalizza sull’analisi di alcune dimensioni del lifelong learning e in particolare sull’individuazione di una strategia metodologica complessa e innovativa per l’analisi della partecipazione alle attività di lifelong learning nella società tardomoderna.

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Web 2.0, User Generated Content e industria culturale: popular e/o profitable?

di Giovanni Ragone e Raffaella Santucci

Per superare una visione meramente descrittiva della comunicazione come produzione e trasferimento di informazione, e della cultura come produzione di oggetti che proietterebbero direttamente in artefatti la sfera psico-sociale di individui e gruppi, lo studio degli UGC va contestualizzato agli scenari mediali e sociali. Ogni scenario presenta attori in sistemi di relazione di potere, conoscenza, affettività; genera immaginari, mitologie collettive; agisce come metafora profonda della comunicazione, trasformando senso e memoria. Il nostro contributo riguarda nella prima parte la metodologia e i risultati di una ricerca condotta dal 2006 ad oggi nell’ambito dei progetti Prin “Trame” e “Cooperare” sullo scenario della comunicazione on line delle istituzioni culturali (fondazioni, musei, ecc.); in particolare per quanto riguarda la rilevazione delle tendenze, l’individuazione delle (migliori) pratiche di interazione con gli utenti, e il contributo teorico che da questa prospettiva può derivare per un modello generale dei media inclusivi. Nella seconda parte alcune riflessioni preliminari su un secondo scenario, quello del crowdsourcing, della wikinomics e dell’evoluzione del marketing nell’area dell’industria culturale. Continua »

Analisi degli User Generated Content e pubblici connessi: rappresentazioni generazionali in Rete

di Giovanni Boccia Artieri

Scopo di questo intervento è di riflettere sull’utilizzo degli User Generated Content per la ricerca sociologica e presentare una metodologia di ricerca che lo possa utilizzare come fonte di dati per un approccio quanti/qualitativo. Continua »

Social networks: privacy, oblio, asimmetrie informative e proprietà

di Juan Carlos De Martin

Le “reti sociali” sono rapidamente diventate una delle componenti fondamentali della rete perché offrono, oltre ai servizi propri delle reti sociali (amici, profili, eccetera), nuove, avanzate modalità di comunicazione proprio nel momento in cui strumenti tradizionali come la posta elettronica hanno iniziato a mostrare limiti severi. Il risultato è una crescita molto pronunciata del numero di utenti, un’attenzione mediatica smodata e quasi una sovrapposizione tra il concetto di social network con quello stesso di Internet. Nel Natale 2008, infatti, alcuni consumatori hanno chiesto computer “per andare su Facebook”. Continua »

Il contributo degli strumenti digitali all’indagine sui nuovi consumi mediali giovanili

di Francesca Pasquali e Nicoletta Vittadini

Affrontare nuovi oggetti d’indagine impone un ripensamento della propria cassetta degli attrezzi, degli strumenti utilizzati per condurre la propria ricerca. Questo è sempre vero ma è ancor più vero quando si sceglie di operare sul terreno delle metodologie qualitative e quando, come nel caso delle ricerche sui consumi digitali giovanili, strumento e oggetto di rilevazione si sovrappongono strettamente. Continua »

Virtual heritage e media partecipativi: analizzare il rapporto fra comunicazione istituzionale e contenuti generati dagli utenti

di Sara Monaci

La trasformazione dei processi comunicativi nella società in rete coinvolge l’ambito del patrimonio influenzandone le strategie di rappresentazione, le politiche di diffusione, lo statuto stesso e la percezione pubblica del bene culturale. Le istituzioni storicamente dedicate alla tutela del patrimonio, i musei, gli archivi o i siti di interesse storico-artistico, vivono una delicata fase di passaggio dove accanto al bene, l’oggetto artistico da qualificare attraverso le politiche di conservazione, tutela e allestimento, si sviluppano forme e processi di rimediazione e rielaborazione del patrimonio che sfuggono alla definizione di Virtual Heritage e alle strategie della comunicazione istituzionale. Continua »

Nuove modalità di fruizione per i patrimoni culturali online: un’applicazione sperimentale

di Domenico Morreale

Introduzione

L’articolo presenta un’applicazione sperimentale sviluppata all’interno del Progetto TRAME, un progetto di rilevante interesse nazionale (PRIN) cofinanziato dal MUR e coordinato, nel biennio 2005-2007, dal Politecnico di Torino, al quale hanno partecipato ricercatori provenienti da diverse aree disciplinari, tra cui la sociologia, l’informatica e l’archivistica. Continua »

La produzione di contenuti audio-visivi nella participatory culture

di Tatiana Mazali

Individui e gruppi rappresentano e ridefiniscono se stessi e le proprie reti amicali nell’utilizzo intensivo dei social network sites. I profili sui social networks sono spazi per “mettere alla prova” identità e rappresentazioni. Ma, lo spazio sociale di tali reti non è solo, o non è sopratutto, uno spazio di rappresentazione, bensì uno spazio performativo. Con la parola performativo intendiamo mettere l’accento sugli aspetti di dinamicità e processualità emergenti in tali contesti (per un confronto sul frame teorico dei performance studies si veda Loxley, 2007 e Auslander, 2003). Continua »

Current tv: un modello partecipativo tra rappresentazioni, policies e pratiche degli attori mediali

di Gabriella Taddeo

Current tv Italia: quando la tv si apre agli utenti

Questo contributo parte da una ricognizione sul concetto di interattività e del nuovo ruolo del fruitore previsto dagli ambienti web 2.0 per la creazione, selezione e rielaborazione di contenuti audiovisivi.

Prenderemo in considerazione un caso concreto, il network televisivo Current tv Italia, per riflettere su come questo progetto costituisca un buon territorio di analisi e di sperimentazione delle nuove forme partecipative di interazione dell’utente con contenuti audiovisivi e di ridefinizione del ruolo e dello statuto simbolico del medium televisivo. Continua »

Grown Up with Dawson (and the) Desktop. Riflessività e partecipazione per un’indagine multi- situata e multi-sfaccettata del fandom italiano

di Agnese Vellar

Scenari globali in corso di collisione

La spettatorialità televisiva è in corso di revisione. La collisione tecnologica tra vecchi e nuovi media ha infatti portato alla ridefinizione non solo della modalità di creazione, distribuzione e fruizione dei contenuti cine-televisivi in modalità cross e transmediale, ma anche alla nascita di nuove identità spettatoriali e di nuovi spazi sociali d’interazione all’interno delle culture partecipative [Jenkins 2006a]. Il nucleo famigliare, target e audience naturale della televisione generalista, si è infatti frammentato in percorsi di consumo mediale individuali. Continua »

I blog personali: spunti metodologici per un’analisi sociologica

di Elisabetta Locatelli

A poco più di dieci anni dal suo ingresso nel mondo di internet, il blog ha conosciuto un processo di rapida espansione superata negli ultimi mesi, almeno per quanto riguarda l’Italia, solo dalla diffusione di social network come Facebook. Il blog rimane, però, un punto di riferimento per la ridefinizione, anche concettuale, del modo di fruire il web. Esso, infatti, è stato, e per certi versi è ancora, un emblema del modo di intendere la rete che erge gli utenti a protagonisti non solo dell’acquisizione ma anche della distribuzione e soprattutto produzione dei contenuti. Continua »

Documentare l’evento multimediale: una metodologia sperimentale per l’analisi dei processi creativi

di Silvia Giachello

1. Hipermembrana a Torino: la Sistematurgia e il processo di produzione

La performance multimediale interattiva Hipermembrana a Torino di Marcel.lí Antúnez Roca, realizzata a Torino nell’ambito di un progetto produttivo-formativo, è stata strutturata su tre «livelli» interagenti: le immagini in movimento proiettate su un grande schermo a fondo palco; la partitura spaziale e la coreografia delle azioni performative, funzionale anche all’attivazione dei sensori; e un livello «musicale-narrativo», dove si collocano sia gli interventi del Narratore che introducono le scene («parti sistematurgiche»), sia il passaggio informatico da una scena alla successiva gestito tramite un Esoscheltro, sia la partitura sonora prodotta interattivamente dal vivo (sempre tramite l’Esoscheletro) a partire da un database di musiche, rumori e suoni. Continua »

Folksonomy nel Web 2.0: questioni metodologiche e implicazioni sociali

di Matteo Vergani

La “folksonomy” (altrimenti detta “social tagging”, “collaborative tagging”, “social indexing”, tassonomia popolare, etnoclassificazione, etc.) è un sistema di categorizzazione collaborativa di informazioni mediante l’utilizzo di parole chiave (“tag”) scelte liberamente dagli utenti. Nel 2004 per la prima volta la folksonomy è stata utilizzata nel Web per implementare servizi di social bookmarking e classificazione di immagini (Smith, 2008). Le caratteristiche della folksonomy suggeriscono importanti riflessioni di ordine sia metodologico che tecnico, oltre a stimolare interessanti intuizioni sulle dinamiche sociali che prendono vita nel Web 2.0, dove il “tagging” (l’applicazione di “etichette” ai contenuti) è “social”, poiché viene abitualmente affidato agli utenti. Continua »